Site du Père Abbé
Armand Veilleux

Festa del Cristo Re, 1992
Professione di Paola a Vitorchiano


O M I L I A

Cara suor Paola
Care sorelle e cari fratelli,

Questa festa della signoria di Cristo, signore dei tempi e dei uomini, è veramente un bellissimo giorno per una consacrazione monastica, nella quale Dio si consacra una persona per il suo regno. E forse le prime parole del Prologo della Regola di San Benedetto costituiscono il migliore commentario del Vangelo di Luca che abbiamo letto un momento fa.

Benedetto dice: "A te si rivolge (dunque) questo mio discorso, chiunque tu sia, che, rinunziando alle tue proprie volontà, per servire Cristo Signore, il vero re, assumi le fortissime e gloriose armi dell'obbedienza".

Benedetto parla del Cristo Re; però, l'imagine che utilizza non è quella di un re maestosamente seduto su un trono con i suoi sudditi o i suoi schiavi agli suoi piedi. L'imagine è differente, e infatti è piuttosto militare. È un re che è sceso nella battaglia contra i poteri delle tenebre. Si è umiliato, si è annichilato, si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte in croce. È proprio il Cristo re che Luca ci presenta nel suo vangelo, cioè un re che troneggia sulla croce. Ha rinunciato ad rivendicare la sua uguaglianza con Dio, ha rinunciato a tutti i suoi diritti e a tutti i suoi privilegi, per adottare questa forma ultima, la più perfetta, dell'amore che è l'obbedieza. E per questo il Padre l'ha gratificato, il Padre le ha dato la grazia di essere fatto il Kurios, il Signore.

Dunque, chiunque vuole servire sotto questo re, mettersi al servizio -- un'altra parola militare -- deve assumere le fortissime armi dell'obbedienza.

La formula di professione dice: prometto stabilità, conversione dei costumi e obbedienza... Stabilità è anche una parola di origine militare. La persona stabile è la persona che non corre in dietro, che non fugge davanti al nemico, ma che sta salda, sta in piedi senza paura. Questo è il primo significato della stabilità; il secondo è di stare fermo in un luogo -- concretamente, per te, Paola, in questa comunità di Vitorchiano, perché questo è un luogo sacro, un luogo che Dio si è scelto come luogo speciale della sua presenza. Ogni volta che vorrai avvicinarti al Signore nella preghiera, basterà aprire l'orecchio del tuo cuore per sentire la voce del Signore dicendoti come à Mosè: Togliti i sandali dai tuoi piedi perché il luogo sul quale stai è un luogo sacro. È un luogo sacro non perché un giorno si è fatta una cerimonia di benedizione o di consagrazione, ma perché il Signore è fedele alla sua parola, Egli che disse: "Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e faremo dimora --consacrazione nel testo greco: faremo la nostra "monè", cioè il nostro monastero presso di lui."


Si è detto e si è scritto che San Benedetto parla molto poco di Cristo nella sua Regola, che non utilizza mai il nome di Gesù, che sembra ignorare l'umanità di Cristo. Evidentemente non dobbiamo cercare nel secolo sesto gli accenti molto affettivi della spiritualità del secolo dodicesimo verso l'umanità di Cristo. Ma se leggiamo la Regola attentamente vedremo che Benedetto parla costantemente dell'umanità di Cristo, e di una maniera molto evangelica. Il Cristo del Vangelo è un Cristo che si identifica con l'uomo, specialmente con i piccoli, i poveri, i bisognosi. Quei sono, dal momento della Risurrezione, la carne di Cristo, l'umanità di Cristo. E di questa umanità di Cristo Benedetto ci invita a prendere una cura molto speciale.

Si deve prendere cura dei fratelli malati, servendoli veramente come Cristo in persona (27). Tutti gli ospiti che giungono al monastero debbono essere accolti come il Cisto in persona. L'abate deve prendere cura dei fratelli colpevoli con la più amorevole premura, perché non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati...

Cara Paola, sei veramente felice. Un giorno ti sei avanzata un poco più avanti nel deserto, sei venuta a Vitorchiano. Una fiamma ha bruciato il tuo cuore e da questa fiamma è uscita una voce che ti ha detto: "il luogo dove stai è un luogo sacro"... Nelle tue sorelle hai incontrato Cristo. Hai fatto di questa comunità la tua dimora e il Signore a fatto in te la sua dimora. Hai preso le arme dell'obbedienza per partire in guerra contra le forze del male, in una battaglia che si gioca anzitutto nel tuo cuore.

Oggi, vuoi fare la tua professione perché sei già avanzata abbastanza nel cammino di conversione e di fede per correre con cuore dilatato e con ineffabile dolcezza di amore sulla via dei divini comandamenti". Tutti noi che saremo i testimoni di questa professione preghiamo perché "... perseverando nel suo insegnamento, stabili in monastero fino alla morte, partecipiamo tutti, con il nostro mite patire, alle sofferenze del Cristo, per meritare di condividere pure la gloria nel suo regno."

Dunque, Paola, sei pronta a darti totalmente a Cristo per servirlo in questa comunità fino alla morte?