20 agosto
1999. Festa di san Bernardo
Da oltre un secolo celebriamo san
Bernardo come Dottore della Chiesa. Tuttavia, se Bernardo è importante per noi,
monaci e monache, lo è prima di tutto in quanto monaco e abate. Quello che ci
aspettiamo da lui non è la risposta di un grande maestro ai nostri problemi, ma
piuttosto le questioni e le sfide proposte da una grande guida spirituale, che
era prima di tutto monaco, e che lo
è rimasto attraverso tutte le vicissitudini della sua vita.
Egli è stato un uomo del suo tempo.
David Knowles l’ha descritto come “uno di questa piccola categoria di grandi
uomini i cui talenti e doni hanno trovato un contesto assolutamente adatto a
loro”. Per quarant’anni ha fatto della sua abbazia di Clairvaux il centro
spirituale dell’Europa. L’Ordine cistercense, e così pure la spiritualità
dell’Europa occidentale, portano il segno della sua influenza in una maniera
comparabile a quella di un Agostino di Ippona o di un Anselmo di Canterbury.
Bernardo entrò nel 1112 nella
comunità di Cîteaux, poco dopo la sua fondazione. Cinque anni più tardi,
all’età di 27 anni, era abate fondatore di Clairvaux, e lo restò fino alla sua
morte nel 1153, all’età di 63 anni.
Passò una gran parte del suo tempo al di fuori del suo monastero, per occuparsi
degli affari della Chiesa e dello
Stato, ritornando a Clairvaux per brevi periodi. Ma quando c’era, era
totalmente presente. E quando era fuori, restava monaco al 100%, portando i
suoi fratelli e i suoi amici nella sua preghiera e nel suo affetto.
Era un uomo tutto d’un pezzo –
caratteristica essenziale di un vero monaco. Per questa ragione poteva
orientare verso una profonda unità tutto ciò che toccava. Uomo di Dio,
innamorato di Dio, non separava mai il suo amore per Dio dall’affetto per gli
esseri umani con cui viveva o che incontrava. Era Dio stesso a farlo tornare
agli uomini, ed era l’esperienza della sua propria umanità e la sua compassione
per gli uomini a stimolare la sua preghiera e il suo servizio. In lui non vi
era alcuna falsa dicotomia tra l’amore per Dio e l’amore per gli altri.
Non
vi era neppure, in lui, quell’altra dicotomia – così frequente – tra
azione e contemplazione. Per Bernardo, come per tutti i grandi mistici, la
priorità era certamente data alla “preghiera contemplativa”. Ma una volta che
questa priorità era solidamente
stabilita, non c’era servizio dei fratelli, di qualunque quantità o intensità,
che potesse mettere in pericolo questa relazione a Dio. Certo, Bernardo a volte si lamenta – magari
piuttosto in senso retorico – di fronte a questa mole di attività. Ma era
evidente la sua capacità di mantenere in atto una preghiera contemplativa nel
mezzo di una attività a ritmi incessanti.
Se Bernardo ha fatto di Clairvaux il
centro di tutta la Chiesa e di tutta la società del suo tempo, è che egli era
cosciente del fatto che Clairvaux non era che una piccola parte di un tutto
molto più grande. Era preoccupato di tutto l’Ordine cistercense, di tutto
l’Ordine monastico e di tutta la Chiesa. E questa relazione diede alla stessa
Clairvaux una vita straordinaria. Bernardo si preoccupava anche della società.
Lo stesso amore che aveva posto al centro della sua stessa vita, era convinto
che ogni essere umano dovesse viverlo allo stesso modo: persone sposate come
monaci e vescovi, sovrani come mendicanti.
Uno dei detti ben noti che vengono
attribuiti a Bernardo è questo: egli ogni giorno si domandava: “Bernardo,
perché sei venuto qui?”. Anche per noi,
monaci di oggi, e di questa abbazia la
questione fondamentale resta sempre la stessa: “Perché siamo venuti in
monastero? – Perché ci siamo rimasti?”. Forse è questa domanda che potremmo
portarci nel cuore per tutta la
giornata.