4 aprile 1999. Messa del giorno di Pasqua.

O M E L I A

Maria Maddalena, colei che aveva unto i piedi di Gesù e li aveva baciati con tenerezza, colei di cui Gesù ha detto che, dovunque fosse annunciato il Vangelo, si sarebbe raccontato quello che aveva fatto, in ricordo di lei, - questa stessa Maria è la prima a venire al sepolcro il mattino del terzo giorno. E cosa trova? Una tomba vuota. Corre allora ad informare di ciò Simon Pietro e Giovanni. Questi vengono di corsa. Anch’essi cercano il Signore. E che trovano? Anch’essi trovano una tomba vuota.

Questa tomba vuota ha un’importanza grandissima nel nuovo Testamento. Non che esso sia una prova della Resurrezione. In realtà la tomba vuota non prova nulla. Ed è perché non prova nulla, che costituisce lo spazio della fede. Giovanni, parlando di sé e raccontando il suo arrivo al sepolcro, scrive: "Egli vide, e credette". Ciò che credette era tutt’altra cosa che ciò che vedeva.

I discepoli videro la passione, la morte e la sepoltura del Venerdì Santo. Più tardi videro Gesù nel corso delle diverse apparizioni dopo la Resurrezione. Ma nessuno era presente al momento della Resurrezione. Nessuno ha "visto" quel momento così capitale. La Resurrezione non è e non può essere l’oggetto di una conoscenza scientifica. La vita di Gesù è, quanto ad essa, oggetto di conoscenza storica, scientifica. Il sepolcro vuoto è lo spazio della fede.

Sulla croce Gesù agonizzante dice: "Padre, Padre, perché mi hai abbandonato? Poi, alcuni minuti più tardi: "Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito". Tra questi due momenti c’è uno iato. Lo spazio della fede.

Questo iato, questo spazio della fede, questa tomba vuota, noi lo ritroviamo al mattino di ciascuno dei nostri giorni. Vi sono momenti nella vita in cui noi sentiamo fortemente la presenza di Dio, situazioni in cui il suo intervento nella nostra vita personale, comunitaria o famigliare, si rende visibile. E poi arriviamo tutti, certi giorni, a delle impasse, a dei sentieri senza uscita, a delle situazioni senza senso – in altre parole, a dei sepolcri vuoti. Queste situazioni sono per noi lo spazio della fede.

Noi dobbiamo allora continuare a credere nella presenza di Dio nella nostra vita, anche quando tutto sembra crollare, anche quando non sentiamo più alcun fervore spirituale, anche quando abbiamo dei comportamenti che non vorremmo avere, quando, e nello stesso tempo sappiamo di essere peccatori. E’ solo allora, facendo il salto della fede al disopra del sepolcro vuoto delle nostre aspettative umane, che potremo nascere alla vera speranza.

La notte scorsa Gesù ci invitava ad incontrarlo in Galilea. Incontrare Gesù nella nostra Galilea, vale a dire, nella nostra vita di tutti i giorni, ciò presuppone che noi siamo andati a visitare la tomba vuota, che noi siamo passati attraverso lo spazio vuoto della fede, in cui abbiamo seppellito le nostre ambizioni umane. Ciò presuppone che abbiamo rinunciato a procedere secondo la sapienza di questo mondo, per vivere secondo la follia delle beatitudini. Ciò presuppone che ad un certo momento, almeno una volta nella nostra vita, noi ci siamo proiettati in avanti, per fare il salto verso l’altra riva, lasciando tutto alle spalle, tagliando i ponti e bruciando le imbarcazioni dietro di noi.

Ringraziamo il Signore che ci ha dato la fede, permettendoci di proseguire il nostro cammino con gioia e fiducia.