26 settembre 1999 --26ª Domenica "A"

 

 

O M E L I A

 

Per Dio, la gente non è divisa in due categorie: i buoni e i cattivi.  Per Lui, tutti sono figli e figlie; tutti sono peccatori, in cammino, sempre capaci di cadere di nuovo, però anche sempre chiamati a una nuova conversione e dunque capaci anche di una nuova conversione.

 

Nella società in cui Gesù viveva, i “peccatori” non erano soltanto alcune persone che avevano commesso qualche grave peccato.  Erano una classe sociale.  In realtà erano proscritti.  Chiunque, per una ragione o per un’altra, aveva deviato dalla legge e dai costumi tradizionali della classe media (che era costituita dalle persone educate e virtuose, gli scribi e i farisei) era trattato come qualcuno di una classe inferiore.  I peccatori erano una classe sociale ben definita, la stessa classe sociale dei poveri nel senso lato della parola.

 

Questa classe includeva tutti coloro che avevano una professione immorale o impura: le prostitute, i collettori di imposte e gli usurai.  Includeva anche tutti coloro che non pagavano la decima ai sacerdoti e coloro che erano negligenti con il riposo del sabato e la purezza rituale.  Le leggi e i costumi in queste materie erano così complicate che le persone senza istruzione erano incapaci di capire ciò che ci si aspettava da loro.  Gli ignoranti, senza istruzione, erano inevitabilmente senza legge e immorali e erano considerati dai Farisei come peccatori.

 

Era quasi impossibile uscire da questa situazione.  Teoricamente, la prostituta poteva essere purificata, però attraverso un processo elaborato di penitenza, di purificazione e di espiazione.  Però questo costava molti soldi ed evidentemente essa non poteva utilizzare a questo fine i soldi acquisiti con il suo mestiere.  Similmente, dal raccoglitore di tasse ci si aspettava che rinunciasse alla sua professione e che restituisse tutto più una quinta parte a tutte le persone che aveva defraudate.  La persona senza istruzione doveva passare attraverso un lungo processo di istruzione prima che potesse essere considerata “purificata”.  Concretamente, essere un peccatore era il destino di certe persone.  Alcuni erano stati destinati a questa inferiorità dal destino o da Dio.  In questo senso i peccatori erano prigionieri. Si rifiutava a loro ogni forma di rispettabilità in una società molto preoccupata per le classi

 

Che cosa fece Gesù? Si mescolava con i peccatori e così ristabiliva la loro rispettabilità.  Faceva sforzi per mescolarsi socialmente con i raccoglitori di tasse e le prostitute.  Mangiava con loro.  E ogni volta che manifestavano la minima apertura sincera di cuore, Gesù diceva loro che i loro peccati erano perdonati.  La parola greca per “perdonare” significa rimettere, rilasciare, liberare.  Perdonare a qualcuno è liberarlo dalla dominazione della sua storia passata.  Quando Dio perdona, Egli ignora il passato della persona a cui perdona, e sopprime le conseguenze presenti o future delle trasgressioni passate.

 

 I gesti di amicizia di Gesù verso queste persone manifestavano chiaramente ciò che aveva in mente.  Ignorava il passato di queste persone.  Le considerava come persone che non avevano più nessun debito con Dio, e che, perciò non meritavano più di essere rigettate o punite.  Erano perdonate.

 

Non soltanto con le parole del Vangelo di oggi, ma anche con il suo atteggiamento generale Gesù proclamava che ognuno che dice “no” a Dio è capace, con la grazia di Dio, di trasformare questo “no” in un “sì”; mentre nessuno che sul momento dice “sì” -- o che pensa di farlo -- deve gloriarsi, perché questo “sì” è ancora più fragile quando è superbo.