XXIII domenica del Tempo Ordinario  "A"

 

 

O M E L I A

 

       Nella vita di San Pacomio si trova  un testo molto interessante sulle “visioni”  e I “miracoli”. Ai fratelli che lo interrogano sulle sue visioni, Pacomio risponde : « Volete che vi parli di una grande visione ?  Ebbene, non vi è visione più grande che quella di vedere il Dio invisibile in un uomo visibile (il vostro vicino) ! » E quanto ai miracoli e alle guarigioni,  ecco cosa dice loro : « Se un uomo è così cieco da non vedere la luce di Dio, e se un fratello lo conduce alla fede, non è forse questa una guarigione ? Se un uomo è muto, al punto di non poter dire la verità, o se è monco, a causa della sua pigrizia nell’adempiere i comandamenti di Dio ; in altre parole : se un peccatore è indotto a pentirsi per l’aiuto di un fratello, non è questo un grande miracolo ? »

 

       Ecco il genere di miracoli che Gesù invita tutti noi a compiere, nel Vangelo di oggi.

 

       Paolo, nella seconda lettura, torna a ripetere ciò che tutti sappiamo, ma che è bene continuamente riascoltare : chi ama il suo prossimo ha portato a compimento tutta la legge. Ma per capire ciò che Paolo vuole veramente dire, dobbiamo porre attenzione al contesto  nel quale ci parla. Paolo invita i suoi lettori ad obbedire alle leggi civili, anche quando esse emanano da autorità pagane, e ad osservare ancor di più  i comandamenti di Dio, perché è questo il modo di esprimere il nostro amore per coloro con i quali  noi formiamo una nazione, una Chiesa, o una comunità.

 

       L’amore è esigente e comporta delle responsabilità. Implica, tra le altre cose, la responsabilità di aiutare l’altro a crescere e di condurre l’altro alla conversione.

 

       Il passo evangelico che abbiamo letto ci permette di entrare un po’ nella vita interiore della comunità cristiana primitiva e di vedere come quei primi cristiani esprimevano il loro amore vicendevole attraverso la correzione fraterna. Se vogliamo capire bene il dovere della correzione fraterna, sarà utile cominciare dagli ultimi  versetti  di questo passo di Vangelo. Questi ci mostrano che siamo in presenza di una comunità, di una Chiesa locale, perché « Là dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. »

 

 

       Quando un gruppo di persone si riunisce in una Chiesa, o in una comunità particolare, lo fa allo scopo di vivere una forma determinata di esperienza  spirituale, secondo una disciplina propria, e per aiutarsi scambievolmente a crescere nell’amore di Dio, dentro un determinato contesto, e anche mediante questo contesto. E poiché siamo tutti peccatori,  questa situazione esige la correzione fraterna.

Una comunità non può assolutamente permettere a uno dei suoi membri  di vivere una vita che è in contraddizione con quanto la comunità rappresenta. Ma la prima reazione  ad una tale situazione, se si presenta,  non deve essere di rifiuto o di  riprovazione, ma di amore fraterno. Non si può evitare, in simili situazioni, di prendere decisioni chiare, in nome del corpo che è la Chiesa. Il Vangelo descrive con molta accuratezza le tappe da seguire se si vuole agire in un vero spirito di amore e di carità. La correzione fraterna autentica non ha niente a che vedere con la delazione o con iniziative fanatiche.

       Dio vuole che ogni peccatore si converta e viva. Ma il grande mistero è che Dio ha scelto di non esercitare direttamente la sua attenzione amorosa verso ciascuno di noi, peccatori, ma di farlo attraverso altri esseri umani. Nella prima lettura abbiamo sentito le parole molto severe che Dio rivolge al profeta Ezechiele : « Se un peccatore non si distoglie dalle sue inclinazioni cattive, perché tu non hai fatto niente per dissuaderlo dalle sue cattive azioni, lui morirà, e TU, tu sarai responsabile  della sua morte. Le parole di Gesù nel Vangelo sono altrettanto forti. Ciò che voi legate sulla terra – non facendo nulla per aiutare vostro fratello a crescere o a pentirsi – sarà legato in cielo, e ciò che voi scioglierete  sulla terra – inducendo vostro fratello a pentirsi  -  sarà sciolto in cielo. Notiamo che il testo del Vangelo di oggi non parla del potere delle chiavi date a Pietro, potere che è stato conferito qualche capitolo prima.  In questo testo, Gesù si rivolge a tutti  e ricorda a ciascuno che : 1)  non praticando la correzione fraterna, si costringe il proprio fratello a restare nella situazione in cui si trova, e in cui resterà per sempre,  e 2) sciogliendo il proprio fratello con la correzione fraterna, gli si dà la possibilità di conseguire la salvezza eterna.

 

       Si tratta, evidentemente, di una terribile responsabilità ; ma è anche un mistero meraviglioso : il fatto che Dio abbia scelto di salvare l’umanità, non soltanto facendosi uomo lui stesso, ma attraverso il ministero di altre persone umane.

 

       Domandiamo la grazia di essere fedeli ad una tale vocazione.

 

Armand VEILLEUX