22 agosto 1999 – XXI  Domenica del Tempo Ordinario « A »

  

O M E L I A

             Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù domanda ai suoi discepoli: “ E voi, chi dite che io sia? Per voi,  chi sono io?”. Al di là della distanza nel tempo e nello spazio,  è a noi, oggi, che Gesù pone questa domanda: “ Per voi, io chi sono?”. 

            La questione “Chi è Gesù?” è certamente rimasta a lungo per ciascuno di noi una questione piuttosto teorica…fino al giorno in cui, per delle ragioni particolari a ciascuno di noi, siamo stati spinti a interrogarci sul senso ultimo della nostra esistenza umana. La fede in Cristo è in effetti intimamente legata alla fede in noi stessi. E’ molto difficile – addirittura impossibile – avere l’una senza l’altra; ed è raro perdere l’una senza perdere anche l’altra. 

            Quando noi vogliamo riflettere sul senso ultimo dell’esistenza umana, dobbiamo sempre considerare i due poli della storia: da una parte la creazione, e dall’altra la resurrezione di Cristo. 

            All’alba della creazione Dio ha espresso la diversità e la ricchezza de suo essere nell’immensità del cosmo e nella varietà delle forme di vita che lo abitano. Il suo Verbo esplose in un gran numero di esseri creati, tutti portatori di germi di vita divina. Nel corso di un lungo processo di evoluzione apparve un essere fragile, l’essere umano – un essere dotato di coscienza, capace di essere cosciente del seme di vita divina che porta in sé, cosciente dunque dell’immagine di Dio in lui, un essere capace di amore, di conoscenza, di speranza – un essere capace di adorare. 

            Nel cammino dell’umanità, che cominciava allora, in questo lungo processo di maturazione della vita divina nell’umanità, apparve un uomo, in cui il seme di vita divina aveva raggiunto la sua piena espansione. Quest’uomo, chiamato Gesù, nato in un momento storico e in un luogo determinati, in una data famiglia, in un paese, in una cultura, e in un popolo particolari, assunse tutti i nostri limiti prima di trascenderli.  Morì, ma il Padre lo risuscitò dai morti. Quest’uomo, in cui risiede la pienezza della divinità, trascende ormai, nella sua umanità, lo spazio e il tempo. E’ presente in tutti i tempi, in ogni luogo, in ciascuno di noi, e ci rivela tutte le possibilità ultime della nostra esistenza umana.

             E’ per questo che la risposta alla domanda: “Chi è Gesù?” diventa la risposta all’altra domanda: “Che cos’è un essere umano?”, o più direttamente: ”Chi sono io?” o “A che cosa sono destinato nei disegni di Dio?”.

             Rivelando chi egli è, Gesù rivela chi siamo noi, o piuttosto, ciò a cui noi siamo chiamati. La fede in noi stessi – la fede nel valore che noi abbiamo agli occhi di Dio, qualunque siano i nostri peccati – è inseparabile dalla nostra fede in Gesù. Questa fede in noi stessi, in chi noi siamo agli occhi di Dio, è evidentemente tutt’altra cosa da una semplice “fiducia in se stessi” che nasce spesso da una mancanza di conoscenza di sé.

             E per finire, non dobbiamo dimenticare che Gesù si rivela più pienamente ai suoi discepoli nel Vangelo, allorché egli annuncia loro la sua passione e la sua morte. Ci rivela così le esigenze dell’avventura umana. Esigenze di distacco, di morte progressiva a tutto quanto ci tiene attaccati a ciò che è limitato, esigenze di soppressione di tutte le barriere che ci tengono prigionieri, anche soltanto di un modo di pensare, o anche di una certa immagine di Dio.

 

Armand Veilleux

Abbazia di Scourmont

 

Traduzione italiana di Anna Bozzo