1° agosto 1999 - XVIII domenica del Tempo Ordinario "A"
Is 55, 1-3; Rm 8, 35.37-39; Mt 14,1-21

OMELIA

(Pronunciata all’Abbazia di La Clarté-Dieu, Repubblica Dem. del Congo)

La prima lettura della messa di oggi è tratta dalla fine di questa sezione del Libro di Isaia chiamata « Libro della Consolazione di Israele » (cap.41-55). In questo Libro, il Profeta si rivolge al piccolo gruppo di superstiti del Popolo, afflitto da prove di ogni genere, non molto diverse da quelle che conosce attualmente la popolazione del Kivu. E qual è il messaggio del Profeta ? – Questo messaggio è espresso da una breve frase che ritorna come un ritornello : « consolate il mio popolo ». L’autore vuole ricordare l’amore di Dio per il suo Popolo, e questo messaggio è ripreso da Paolo, secondo il quale nulla saprebbe separarci dall’amore di Cristo.

Quanto alla moltiplicazione dei pani, riferita dal Vangelo, è il solo miracolo di Gesù che ci è raccontato da ciascuno dei quattro Evangelisti. Questo mostra bene tutta l’importanza che gli attribuivano i primi Cristiani. Ogni Evangelista vuole mostrare a suo modo Gesù come il nuovo Mosé, capace di nutrire il suo popolo nella solitudine e di condurlo attraverso il deserto. Matteo, nella versione del racconto che abbiamo appena ascoltato, descrive esplicitamente Gesù che viene nel deserto, circondato da una folla che non ha di che mangiare.

Due aspetti di questo racconto meritano particolarmente la nostra attenzione. Non soltanto Gesù è mosso da compassione per le folle povere e affamate, ma dà loro un cibo materiale, reale e concreto. Come non ha mai smesso di ripetere, il suo regno non è di questo mondo, ma viene vissuto in questo mondo.

Lui è il Pane di Vita; ma la vita umana normale, vissuta quaggiù, è un elemento di questa vita eterna che egli è venuto a portare all’umanità. Gli esseri umani hanno bisogno di nutrimento spirituale, ma hanno bisogno anche, e addirittura in primo luogo – di una priorità temporale – di un nutrimento materiale. E’ questa una parte integrante del suo messaggio.

Il secondo aspetto è quello della condivisione. Gesù domanda agli Apostoli che cosa hanno da mangiare. Rispondono: "cinque pani e due pesci". Allora dice loro di spartirli. E ce ne fu abbastanza per tutti. E’ legittimo pensare che il vero miracolo che si produsse allora fu che tutti coloro che avevano portato qualcosa lo spartirono di cuore con i loro vicini, e venne fuori molto più cibo di quanto fosse necessario.

Tradotto in linguaggio moderno e nel contesto di oggi, si può dire che i problemi di povertà e di fame nel mondo sono, in ultima analisi, dei problemi di giustizia e di giusta distribuzione. La Madre Terra potrebbe nutrire parecchi miliardi di persone in più, se coloro che hanno decidessero di condividere con coloro che non hanno.

Davanti ai problemi angosciosi della fame nel mondo (con 60% della popolazione del globo sotto-alimentata, con centinaia di milioni che soffrono di fame cronica, e decine di migliaia che muoiono di fame ogni giorno), noi ci sentiamo facilmente impotenti. Per questi problemi Gesù ha una soluzione molto semplice, che non esige commissioni internazionali di studio della situazione. Dice semplicemente: "Quanto avete? – Distribuitelo, e ve ne sarà abbastanza per tutti". E fu proprio quello che si produsse.

Un grande dottore della Chiesa, Giovanni Crisostomo, ha espresso in modo estremamente vivo il legame tra la celebrazione liturgica e l’attenzione ai poveri: "Voi volete onorare il corpo di Cristo. Non lo disprezzate quando è nudo. Non lo onorate qui, in Chiesa, con vestiti di seta, mentre lo lasciate fuori al freddo e tutto nudo… Dio non ha bisogno di calici d’oro: vuole delle anime d’oro. Sfamate prima i poveri, e solo dopo decorate l’altare con ciò che resterà."

Queste parole forti sarebbero oggi considerate sovversive, se non fossero quelle di un Padre della Chiesa.

Mentre siamo qui riuniti per ricevere il Pane di vita, domandiamo al Signore di aprire il cuore di tutti i Cristiani alle dimensioni della loro responsabilità, affinché tutti i popoli, e ogni uomo e ogni donna in tutti i popoli, siano accolti al Banchetto delle Nazioni.