13 giugno 1999 – XI domenica del Tempo Ordinario "A"

O M E L I A

Dopo il ciclo Pasquale e le successive solennità (Trinità, Corpus Domini), le letture delle prossime domeniche ci riferiranno le consegne date da Gesù ai suoi Apostoli, in vista della loro missione. Quelle di oggi danno subito il tono complessivo.

Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, Dio è preoccupato dall’insieme del Popolo, e quando sceglie degli intermediari, lo fa precisamente e unicamente perché siano intermediari tra lui e il popolo.

Dio non ha fatto uscire dall’Egitto pochi individui scelti, bensì un popolo intero, ed è con questo popolo che intende stabilire una Alleanza sul Sinai. Se fa venire Mosé sulla montagna, è per affidargli un messaggio per il Popolo : " Tu dirai alla cas di Giacobbe, e tu annuncerai ai figli di Israele ". Questa Alleanza è un gesto d’amore da parte di Dio, che esige da parte del popolo la manifestazione di questo stesso amore attraverso l’obbedienza. Di questo popolo dalla testa dura, sempre brontolone, spesso ribelle, Dio si occuperà in maniera molto concreta : gli darà da mangiare e da bere nel deserto e lo condurrà verso una terra promessa stillante di latte e miele. Mosé è l’umile servitore di Dio e del popolo, che non avrà neppure il privilegio di entrare nella terra promessa.

Nel Vangelo, la scelta degli Apostoli non è in alcun modo un privilegio personale, un onore o una ricompensa. Questa scelta è motivata dalla compassione di Gesù per le folle stanche e abbattute. Questo popolo ha fame. Così come Dio aveva dato la manna in abbondanza al suo Popolo nell’Antico Testamento, Gesù ha preparato il banchetto della sua parola. Questa parola bisogna mieterla e distribuirla al popolo. I mietitori saranno gli Apostoli che Gesù si è scelti. La loro missione è dunque prima di tutto quella di distribuire il pane della Parola, e anche di moltiplicarlo, come aveva fatto il loro Maestro..

Gesù è preoccupato di tutti i bisogni del suo popolo : non solo il bisogno di cibo materiale e spirituale, ma anche il bisogno di essere liberato da tutte le forme concrete di schiavitù. Agli Apostoli che egli invia, Gesù dà ordine non solo di proclamare la buona notizia (la messe abbondante), ma anche di fare ciò che lui stesso ha fatto : cioè guarire i malati, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, cacciare i demoni.

Noi dobbiamo resistere al rischio del dualismo, che vorrebbe che i preti e i religiosi siano responsabili delle cure spirituali dei loro fratelli e i laici delle cure materiali. Gesù nel suo Vangelo non fa mai questa distinzione. E’ quando vede le folle seguirlo stanche ed abbattute che manda loro gli Apostoli. Noi siamo tutti responsabili della persona integrale dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, in tutte la sue dimensioni, e con tutti i suoi bisogni. E se noi esercitiamo un ministero che è piuttosto di carattere spirituale, questo non ci conferisce alcuna superiorità. Noi siamo tutti gli umili servitori, gli uni degli altri.

Gesù è l’unico Pastore. E’ il pastore delle persone nella loro totalità, con i loro bisogni fisici e spirituali. Coloro che egli sceglie sono i suoi inviati, i suoi apostoli, continuano la sua missione e la continuano nel suo nome ; non esercitano affatto una missione personale.