21 marzo 1999. V domenica di Quaresima A.

Resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11, 1-45)

Si possono distinguere facilmente due livelli redazionali in questo passo del Vangelo di Giovanni. La narrazione primitiva era un racconto della resurrezione di Lazzaro, il più grande dei miracoli compiuti da Gesù. Quando Giovanni decise di inserire questo racconto nel momento cruciale della vita di Gesù, cioè alla fine del suo magistero e all’inizio della sua Passione, lo trasformò. Ciò che si trova ora al centro del racconto, non è più il miracolo in se stesso, ma piuttosto il dialogo di Gesù con Marta.

Nel cuore di questo dialogo si trova la parola rivelatrice di Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita" e anche la risposta di Marta (v.27): "Si, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo."

Questo testo ci aiuta a comprendere la grande ricchezza e tutta la diversità dell’esperienza spirituale della Chiesa primitiva. Ciascuna delle comunità cristiane locali aveva il suo modo particolare di vivere e di ri-vivere la propria esperienza del Cristo. Nelle Chiese della tradizione di Matteo, la memoria del ministero di Gesù è centrata sulla relazione di Gesù con il gruppo dei suoi discepoli, specialmente i dodici apostoli. Mentre nel Vangelo di Giovanni questa memoria è centrata sulla relazione di Gesù con un certo numero di amici, specialmente Marta, Maria e Lazzaro. Sono loro i suoi veri discepoli, e lui è il loro maestro. Marta è nominata per prima. E’ lei che, dopo aver ricevuto la rivelazione e aver espresso la sua fede nella parola di Gesù, va a cercare Maria, esattamente come Andrea e Filippo erano andati a cercare Pietro e Natanaele.

In quanto "discepola" molto amata da Gesù, è lei che esprime, a nome di tutti, la fede messianica della comunità. Marta confessa la sua fede messianica, non già come risposta ad un miracolo, ma in risposta alla rivelazione di Gesù e alla sua chiamata: "Credi tu questo?" La confessione di fede di Marta nel Vangelo di Giovanni è parallela a quella di Pietro (6, 66-71), ma è una confessione cristologica in un senso più ampio e più pieno. Gesù è la rivelazione venuta dal cielo. Come tale, la confessione di Marta ha il senso plenario di quella di Pietro a cesarea di Filippi nei Vangeli sinottici. Così, Marta rappresenta la fede apostolica plenaria della comunità di Giovanni, come Pietro rappresenta la fede apostolica plenaria della comunità di Matteo.

Se noi vogliamo applicare questo testo alla nostra propria situazione, dobbiamo essere Marta che confessa il Cristo, e al tempo stesso Lazzaro che è risuscitato. Quanto a questa resurrezione, dobbiamo porre attenzione al fatto che Giovanni non tenta di darci alcuna informazione sull’esperienza di Lazzaro, sia quando era morto, sia dopo il suo ritorno alla vita…L’unica cosa che qui importa è che sia ritornato in vita.

Il testo di Ezechiele può aiutarci ad applicare questo racconto alla nostra esistenza: "Io metterò in voi il mio Spirito e voi vivrete di nuovo…" Noi facciamo l’esperienza della morte in più modi nel corso della nostra esistenza. Il modo con cui Lazzaro esce dal sepolcro ne è un’espressione simbolica: "le mani e i piedi legati da bende e il volto coperto da un sudario". E che dice Gesù? "Slegatelo e lasciatelo andare".

Vi è un bel poema del poeta inglese CS. Lewis che ha come titolo "Till we have faces", "Finché noi abbiamo un volto, non possiamo entrare in relazione con Dio, o con gli altri. Forse abbiamo perduto fino ad un certo punto il senso della nostra identità, di chi siamo. Di chi noi siamo chiamati ad essere…Il nostro volto è coperto da un sudario. E’ una forma di morte. Questo sudario può essere la maschera che noi ci siamo fatti per proteggerci dagli altri, o per mostrarci diversi da ciò che siamo. Forse è la maschera delle nostre ambizioni… Tante forme di morte…Forse ancora, noi abbiamo iniziato la nostra vita monastica pieni di ideali e di generosità, poi abbiamo perduto le nostre illusioni e siamo delusi. Allora i nostri piedi e le nostre mani sono come legati dalle bende… Abbiamo allora bisogno di sentire la voce di Gesù dirci: "Io sono la resurrezione e la vita".

In questo bel testo simbolico troviamo allora non solo il coraggio di vivere in pienezza la vita che ci è data, ma anche la gioia di sentire il Signore dire anche a nostro riguardo: "Slegatelo e lasciatelo andare".

(P. Armand Veilleux ocso)