1° luglio 2000
Col 3, 12-17; Jean 15, 9-17
Celebrazione del 150°
anniversario della fondazione di Scourmont
Omelia del Padre Abate, Dom Armand Veilleux
Carissimi fratelli e sorelle, e voi tutti, cari amici,
venuti ad unirvi ai monaci di Scourmont
per questa messa di Rendimento di grazie.
Lungo la strada per Rièze,
molto vicino a qui, sul sito della fattoria delle Wayères, dove si stabilirono
i primi monaci venuti da san Sisto nel 1850, si trova una croce innalzata cento
anni fa, per il cinquantesimo
anniversario della fondazione di Scourmont. Sul basamento di questa
croce si legge la seguente iscrizione: «Qui, il 25 luglio 1850, alcuni
monaci cistercensi che hanno fondato l’Abbazia di Scourmont, cominciarono a
lodare Dio e a lavorare la terra.» “Lodare
Dio” e “lavorare la terra” :
ecco i due elementi che
costituiscono i grandi poli della vita monastica, come del resto di ogni vita
umana: l’attività spirituale e l’attività materiale.
Sono ormai 150 anni che qui
a Scourmont (monte del soccorso) dei monaci lodano Dio ed esercitano
diverse attività materiali per guadagnarsi la vita e aiutare i loro fratelli e
sorelle. La comunità ha sempre vissuto
in profonda comunione con la popolazione locale, con l’Ordine di Citeaux, di
cui fa parte, e con la Chiesa diocesana in cui essa è inserita; è dunque del
tutto normale e molto confortante per noi che voi siate venuti oggi tanto
numerosi per unirvi alla nostra azione di grazie.
* *
*
Nel testo del Vangelo che
abbiamo appena letto, ritorna più volte il verbo rimanere, quasi come un ritornello. “Rimanere” è una parola che
significa permanenza, implica stabilità ed esige fedeltà. Gesù ci dice che egli
rimane nell’amore
del Padre, osservando fedelmente i suoi comandamenti, e invita noi pure a
restare a nostra volta nel suo amore. Egli vuole anche che la sua gioia rimanga
in noi e che sia totale. Ci ha scelti come suoi amici e ci ha mandati perché
portiamo frutto e che il nostro frutto rimanga. Poco prima, nella stessa conversazione con i
suoi discepoli nel corso della sua ultima cena con loro, aveva loro detto: “se
mi amate, osserverete i miei comandamenti; mio Padre vi amerà; noi verremo a
voi e faremo in voi la nostra dimora.
Una comunità
monastica non è un gruppo di persone che si sono scelte e vivono insieme perché
hanno gli stessi gusti e hanno scoperto di avere le stesse affinità. E’
piuttosto un gruppo di persone che Dio si è scelto e che ha riunito insieme,
per fare nella comunione con loro l’espressione della sua presenza e nella loro essere insieme il luogo della sua dimora.
Scourmont è
da 150 anni la dimora di Dio, poiché da 150 anni degli uomini vi sono
riuniti nel suo nome. Uomini molto comuni, con le loro qualità e i loro
difetti, le loro virtù e i loro peccati; ma riuniti nel nome di Dio, per lodarlo.
Dispersi a più riprese dalle due guerre mondiali; talvolta molto numerosi, in
altri tempi ridotti a poche decine, essi hanno continuato a essere, se non
altro con la loro semplice presenza, luogo della dimora di Dio.
L’ideale che
hanno cercato di vivere è quello descritto da san Paolo nella sua Lettera ai
discepoli della città di Colosso, che abbiamo letto come prima lettura:
“Rivestitevi , dice San Paolo, di
tenera compassione, di benevolenza, di umiltà, di dolcezza e di pazienza, come
gli eletti di Dio, santi e amati…sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi
a vicenda…. E che la pace di Cristo regni nei vostri cuori…Che programma
esigente! E non è tutto, perché l’amore vero sconfina al di là delle frontiere
dell’essere o degli esseri amati, di modo che ogni vera fraternità è
universale. Ed è allora che interviene l’altro pannello del dittico menzionato
più sopra: l’aspetto materiale.
La maggior
parte delle fondazioni monastiche, nel corso dei secoli, sono nate da sogni
fatti da persone esterne alla comunità. Non è raro che siano due persone, i cui
sogni si incontrano. La celebre abbazia di Cluny, nel X secolo non è forse nata
dai sogni condivisi dall’abate Bernon e dal Duca di Aquitania? L’idea di una
fondazione monastica a Scourmont è nata anch’essa dall’incontro di due uomini,
alcuni decenni dopo la tormenta rivoluzionaria: l’Abate Jean-Baptiste Jourdain, curato di Virelles e Joseph de Riquet,
conte di Caraman, e principe di Chimay.
Il primo, prete della diocesi di Cambrai, allontanato dalla diocesi per
la sua fedeltà alla gerarchia legittima, era un uomo di Dio, desideroso della
presenza di una comunità di uomini di preghiera, che fossero anche dei
lavoratori. Il secondo, preoccupato di sviluppare con tutti i mezzi la sua
regione di Chimay, accettava di affidare lo sviluppo di una parcella delle sue
terre a degli uomini di preghiera. Egli poteva essere tanto più aperto a questa
idea, in quanto la sua sorellastra
Clémence, nata otto anni prima di lui dalla stessa madre, la celebre Madame
Tallien, era stata fondatrice alcuni anni prima, alla rue de Babylone a Parigi, di una comunità religiosa, che
avrebbe dato origine a una Congregazione importante, le Suore di san Luigi.
Il curato di
Virelles descriveva i Trappisti al Principe di Chimay, nel linguaggio un po’
ampolloso dell’epoca, come “quei figli di san Bernardo che fanno piovere la
rugiada celeste con le loro preghiere continue, e che fanno fruttificare il
terreno più ingrato, innaffiandolo col loro sudore.”
Una delle
caratteristiche dell’Ordine di Citeaux, dalla sua fondazione al XII secolo, era
stata quella di vivere non di decime e di rendite, ma della coltivazione dei
propri terreni. Allo stesso modo, non appena i monaci venuti da San Sisto
arrivarono a Scourmont, si misero a coltivare la terra. Le difficoltà
economiche della regione, e quelle create dalle due guerre mondiali, li condussero a sviluppare diverse
industrie. Sia l’attività agricola che lo sviluppo industriale, li legò
fortemente alla popolazione locale. Essi optarono per esprimere la loro
solidarietà con quella popolazione locale, lavorando alacremente allo sviluppo
economico della regione, per e con quella popolazione. Tutti coloro che hanno
lavorato e che ancora lavorano nelle diverse società nate dall’Abbazia – e
divenute in seguito società autonome – non sono mai stati semplici impiegati o
semplici operai. Essi hanno sempre fatto parte, e continuano a far parte, della famiglia di Scourmont. Questa grande familia,
come veniva chiamato nel Medio Evo l’insieme dei laici collegati a una
Abbazia, è anch’essa luogo e manifestazione della presenza di Dio. E anche per
questa noi oggi rendiamo grazie.
“Che voi
portiate molto frutto, e che il vostro frutto rimanga”, diceva Gesù ai suoi discepoli. Fecondata dalla
rugiada delle benedizioni divine, la presenza dei monaci a Scourmont per 150
anni ha portato dei frutti, tra cui la
sua fondazione sull’isola di Caldey (nel Galles), nel 1929, e quella di Mokoto nel Congo belga nel 1954.
Nel momento in cui ne rendiamo grazie a Dio, noi pregiamo anche perché questo
frutto rimanga. I monaci di Scourmont guardano l’avvenire con fiducia,
perché sanno che questo avvenire è nelle mani di Dio. Sanno che Dio è fedele e
che ha stabilito qui la Sua dimora. Contano sulla preghiera di tutti
voi, per rimanere loro stessi fedeli. Non è questo il senso del loro
voto monastico di stabilità?
Armand
VEILLEUX
(Traduzione
di Anna Bozzo)