30 gennaio 2000
-- IV domenica "B"
O M E L I A
Il Vangelo comincia
con queste parole: “Gesù entrò nella sinagoga nel giorno di Shabbat e cominciò
ad insegnare…” Consideriamo un po’ il contesto di questo racconto nel Vangelo
di Marco. Siamo all’inizio del Vangelo.
Gesù è stato battezzato e ha passato quaranta giorni nel deserto, dove è stato
tentato; dopodiché è tornato in Galilea e ha scelto i suoi discepoli. Allora,
dice esattamente il testo del Vangelo, lui e i suoi discepoli andarono a Cafarnao, e immediatamente, nel
giorno di Shabbat entrò nella sinagoga ad insegnare. Guarì immediatamente
(ancora questo avverbio) un uomo che era affetto da uno spirito impuro.
E’ questo l’inizio del
ministero di Gesù secondo il vangelo di Marco, ed è la prima volta che parla in
pubblico e il primo miracolo che compie.
E’ a questo punto che i Vangeli di Matteo e Luca collocano il Discorso della Montagna. Quanto
a Marco, egli non menziona affatto il contenuto della predicazione. La sola
cosa che vuole sottolineare è che Gesù parlava con autorità, a tal punto che
tutti erano stupiti. Ma vi è di più. Le due cose che faceva Gesù secondo Marco
sono: a) che insegnava e b) che scacciava gli spiriti maligni, e che faceva
l’una e l’altra cosa con autorità.
Marco sottolinea anche
il contrasto tra lo spirito maligno e Gesù. Nella mentalità del tempo, si
credeva che fosse possibile cacciare uno spirito maligno utilizzando delle
formule, e soprattutto, che si poteva esercitare autorità su uno spirito o su
qualcuno se si poteva chiamarlo per nome. E’ la ragione per cui lo spirito
maligno dice a Gesù: “Io so chi sei tu, il Santo di Dio !”. Non si tratta qui certamente di una
dichiarazione di fede, ma di uno sforzo da parte dello spirito maligno di
prendere Gesù sotto il suo controllo. Ma Gesù non utilizza simili artifici.
Dice semplicemente “Taci! (senza dubbio
ha utilizzato una espressione più popolare) ed esci da quest’uomo!”.
Semplicemente un ordine, ma espresso con autorità!
Per questo il popolo è
stupito: “Insegna con autorità, dicono, e scaccia i demoni con autorità”.
Vi erano nel popolo di
Israele, prima della venuta di Cristo, tre funzioni o mediazioni importanti,
interdipendenti ma distinte l’una dall’altra: quella del Re, quella del
Sacerdote e quella del Profeta. Al Re era affidata la sfera politica e al
sacerdote la sfera del culto; ma il profeta era portatore della Parola di Dio
in tutti gli aspetti della vita, individuale o sociale.
Gesù si è sempre
manifestato non come sacerdote o re, ma come profeta. Era però un tipo di
profeta totalmente inedito. Non è semplicemente il portatore dei messaggi
divini; li enuncia anzi in nome proprio; ed esercita l’autorità sugli spiriti
maligni nel suo proprio nome. Più tardi manderà i suoi discepoli ad insegnare e
a scacciare i demoni ugualmente nel suo nome.
La guarigione, come
pure l’insegnamento, non costituiscono un servizio individuale offerto a delle
persone isolate; ciò faceva parte della costruzione del Regno. Era un’opera
d’amore, che introduceva il malato nel potere salvifico del Mistero Pasquale.
La celebrazione
dell’Eucaristia è il nostro accesso quotidiano
al potere salvifico di Gesù. Ora che la celebriamo, accostiamoci a Gesù
con fede, esponendogli tutte le nostre ferite e tutte le nostre malattie fisiche,
psicologiche o spirituali, ed egli ci farà accedere ad una nuova vita.
Armand VEILLEUX ocso
(traduzione di Anna Bozzo)