19 dicembre 1999
IV domenica di Avvento "B"
O M E L I A
Tutti i racconti
dei Vangeli concernenti la nascita di Gesù o gli avvenimenti che l’hanno
accompagnata sono pieni di una grande umanità, perfino di una certa tenerezza,
e sembra che vogliano farci comprendere la storia umana di Dio.
Quando
Gesù è presentato come il Figlio di Davide (come per esempio nel racconto di
Luca che abbiamo ascoltato), l’aspetto che viene sottolineato è quello
profondamente umano dell’intervento del Salvatore nella storia. Non basta dire
che il Figlio di Dio si è fatto uomo. Dobbiamo sapere in termini concreti chi è
questo “uomo”. Se la nostra comprensione dell’incarnazione è troppo astratta,
ci sfugge una dimensione essenziale della salvezza, che ci è stata ottenuta dal
Cristo Gesù.
Il
Figlio di Dio non si è incarnato in astratto. E’ nato in un momento preciso
della storia, in un popolo determinato, in una famiglia particolare. E’ il
discendente di Davide e il Figlio di Maria, sposa di Giuseppe. Tutto questo
ambiente lo ha plasmato, gli ha procurato le sue categorie di pensiero e di
linguaggio, che gli hanno reso possibile parlarci e spiegarci in un linguaggio
umano il senso della sua missione.
Questa
missione si è realizzata entro una vita umana tutto sommato ordinaria. Un
bambino è nato da una donna; è cresciuto ed è diventato adulto. Ha esercitato
il mestiere di suo padre; poi, un giorno, ha sentito una vocazione di profeta e
si è messo a predicare la buona novella attraverso le città e i villaggi del
suo paese. Le autorità in carica hanno trovato che dava fastidio e si sono
sbarazzate dei lui, allo stesso modo in cui si erano sbarazzate di tanti altri
prima di lui (e avrebbero fatto lo stesso in seguito). In tutto ciò nulla di
strano. Ed è precisamente a partire da questa esistenza umana ordinaria che è
stata realizzata la salvezza, e che il corso della storia è stato cambiato
profondamente.
Quando
Maria divenne madre di Gesù, nulla si è trovato cambiato visibilmente nella
vita del mondo. La vita ha continuato il suo corso, il sole ha continuato a
sorgere e a tramontare, gli uomini hanno continuato a lavorare e a divertirsi,
a fare il bene e a fare il male. Non sembra esservi stato neppure un
cambiamento esteriore nella vita di Maria e di Giuseppe. Erano promessi l’uno
all’altra in matrimonio, e il matrimonio c’è stato, come previsto. L’anziana
cugina di Maria era incinta e Maria è andata a farle visita.
Tutto
ciò dovrebbe metterci in guardia contro la tentazione di pensare gli eventi
della salvezza come per natura teatrali e straordinari. Non lo sono affatto.
Rispettano il corso degli eventi e non lo turbano. E’ senza dubbio la ragione
per cui ci accade spesso di non percepire la loro importanza. Come il racconto
che abbiamo appena ascoltato. Questo momento dell’Annunciazione è un punto di
svolta della storia dell’umanità; e tuttavia nulla appare in superficie. Noi
dobbiamo dunque considerare con sospetto tutte le manifestazioni del sacro che
sono drammatiche e straordinarie.
Il
nostro Dio è l’Emmanu-El, il Dio con noi. Egli realizza la nostra salvezza e
quella del mondo intero dentro e con le nostre vite umane di ogni giorno – che
sia la vita di una madre o di un padre di famiglia, quella di un monaco, di un
operaio di fabbrica o di uno studente.
Ogni
tentativo di incontrare Dio “lassù” e “laggiù”, al di fuori delle circostanze
concrete della vita quotidiana, è votato al fallimento. Dio non è lassù o
altrove. Il nostro Dio è l’Emanuele, il Dio che viene a incontrarci di continuo
là dove siamo, ad ogni istante. Tutto ciò che dobbiamo fare è di prepararci a
riceverlo.
Maria è il modello per eccellenza della persona che accoglie Dio in tutta semplicità, nella sua situazione ben concreta di ragazza di Israele, della famiglia di Davide, fidanzata a Giuseppe il carpentiere e cugina di Elisabetta, la moglie del sacerdote Zaccaria. La sua risposta tanto semplice, “che avvenga di me secondo la tua parola”, rende ogni parola di Dio efficace.
Armand Veilleux, ocso
(traduzione di Anna Bozzo)